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Corea del Sud: bilancio tra rinnovabili in crescita e sostenibilità impianti esistenti

Energy Today. Equipe de redaction · 2026.06.14 · Tempo di lectura 16min · Visits 0 ·
Key — La Corea ha fissato l'obiettivo di aumentare la produzione di energia rinnovabile al 40% entro il 2030, accelerando la transizione verso la neutralità carbonica e il rafforzamento della sicurezza energetica. Tuttavia, in questo processo si incontrano difficoltà legate a...

La Corea del Sud si è posta l'obiettivo di aumentare la produzione di energia rinnovabile al 40% entro il 2030, accelerando la transizione verso la neutralità carbonica e il rafforzamento della sicurezza energetica. Tuttavia, in questo processo, la considerazione delle esistenti centrali a carbone, gas e nucleari è ancora insufficiente. È importante riconoscere che l'espansione delle energie rinnovabili non implica necessariamente la "chiusura" degli impianti esistenti. In realtà, l'attuale sistema energetico coreano è complesso e diversificato, ed è un elemento fondamentale da considerare per una transizione energetica sostenibile. In questo articolo, analizzeremo strategie e casi specifici incentrati su un approccio che consideri simultaneamente l'espansione delle energie rinnovabili e il mantenimento in funzione degli impianti di produzione esistenti nel contesto della transizione energetica coreana.

## L'energia in Corea del Sud: equilibrio tra espansione delle fonti rinnovabili e sostenibilità degli impianti esistenti
## L'energia in Corea del Sud: equilibrio tra espansione delle fonti rinnovabili e sostenibilità degli impianti esistenti

1. Progressi e limiti nell’espansione delle energie rinnovabili

Il governo ha annunciato un piano strategico per aumentare la produzione di energia rinnovabile entro il 2030 fino a circa 76 GW, con un’espansione rapida in corso per fotovoltaico e eolico. In particolare, i pannelli solari installati in diverse zone del paese si trovano principalmente su terreni agricoli o vicino alle vecchie linee ferroviarie dismesse, mentre nuovi progetti eolici offshore sono in corso lungo le coste del Mar Orientale e del Mar Occidentale. Questi progressi contribuiscono all’emancipazione energetica del paese e al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio.

Tuttavia, l’espansione delle energie rinnovabili si scontra ancora con limiti significativi. Innanzitutto, fotovoltaico ed eolico dipendono fortemente dalle condizioni meteorologiche, con una produzione irregolare che varia in base all’irraggiamento solare o alla velocità del vento, creando sfide per la stabilità della rete elettrica e per la risposta alle fluttuazioni della domanda. Inoltre, la costruzione di grandi impianti può generare conflitti legati all’uso del suolo o opposizioni da parte dei residenti. Ad esempio, in alcune aree si sollevano preoccupazioni per la riduzione della produttività agricola causata dall’installazione di pannelli solari. Questi problemi rappresentano ostacoli che rallentano il ritmo dell’espansione delle energie rinnovabili.

2. Rivalutazione del ruolo degli impianti elettrici esistenti

In questo contesto, gli impianti tradizionali basati su carbone, gas e nucleare tendono a essere visti semplicemente come fonti di emissioni di carbonio. Tuttavia, se la transizione energetica fosse guidata esclusivamente da obiettivi a breve termine e assoluti, la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e la competitività industriale sarebbero minacciate. Considerando il contesto geopolitico della penisola coreana e l’alta dipendenza dalle risorse energetiche estere, la Corea del Sud deve perseguire una transizione realistica senza un’assoluta dipendenza da biocarburanti o idrogeno.

Ad esempio, la scarsità di risorse di cobalto e litio in Corea del Sud rappresenta un ostacolo per l’espansione delle batterie per auto elettriche e dei sistemi di stoccaggio energetico. Di conseguenza, è difficile garantire la stabilità dell’approvvigionamento elettrico basandosi esclusivamente su idrogeno o sistemi di stoccaggio a batteria. In questo scenario, una possibile soluzione è l’implementazione di un modello ibrido che preveda il rinnovamento parziale degli impianti a carbone o la loro conversione al gas (‘ibridazione elettrica’). Questa strategia permette di sfruttare l’infrastruttura esistente riducendo al contempo le emissioni di CO₂.

Ad esempio, in alcune centrali a carbone nel distretto di Yeongcheon (in provincia del Nord Gyeongsang), vengono testate in via sperimentale tecnologie di sostituzione del carburante. In questo modo, si riesce a ridurre le emissioni di carbonio e a rispondere con maggiore flessibilità alle variazioni della domanda, mantenendo l’uso delle attrezzature esistenti. Questo approccio riflette un concetto di transizione basato non su una chiusura totale, ma su un passaggio generazionale. Inoltre, sebbene la proroga dell’operatività delle centrali esistenti sia complessa dal punto di vista giuridico e politico, è necessario riconoscere che decisioni ponderate basate su criteri ambientali ed economici sono fondamentali.

3. Flessibilità della rete elettrica e sviluppo delle tecnologie di stoccaggio

Il fattore chiave per l’espansione delle energie rinnovabili non è semplicemente aumentare la produzione, ma garantire che l’energia prodotta possa essere distribuita in modo affidabile: si tratta di un’integrazione efficace della rete elettrica. A questo scopo, lo sviluppo di sistemi di stoccaggio energetico (ESS) e delle tecnologie smart grid è essenziale. La Corea del Sud già utilizza sistemi ESS basati su batterie al litio per regolare i picchi di domanda, e in alcune zone sono attivi sistemi di potenza di risposta rapida basati su batterie.

Inoltre, nonostante le differenze di natura rispetto alle rinnovabili, l’energia nucleare può ancora svolgere un ruolo significativo grazie alla sua alta capacità e bassa emissione di carbonio. In alcune centrali nucleari, vengono testati sistemi convertitori collegati alle smart grid per esplorare la possibilità di utilizzare l’elettricità in eccesso. In particolare, la Corea del Sud prevede di ridurre progressivamente l’uso del carbone dopo il 2030, mantenendo però un funzionamento stabile delle centrali nucleari esistenti per ridurre le emissioni di carbonio. Questo richiede un’attenzione particolare alla sicurezza e alla trasparenza, piuttosto che una chiusura unilaterale delle centrali.

4. Sincronizzazione tra politica e mercato

Un approccio multiforme come questo non può realizzarsi senza un solido sostegno politico. Il governo coreano ha già pubblicato il piano di transizione energetica, ma un’impostazione eccessivamente orientata verso le rinnovabili potrebbe limitare la sostenibilità a lungo termine. Per questo motivo, il governo sta valutando di allentare le normative riguardanti la proroga della vita utile o il riconversione degli impianti esistenti. Ad esempio, si discute l’ipotesi di consentire la prosecuzione dell’operatività di alcune centrali a carbone, purché rispettino nuovi standard ambientali dopo il 2030.

Inoltre, è necessario promuovere una convivenza competitiva tra energie rinnovabili e impianti tradizionali attraverso meccanismi di mercato. Piuttosto che ridurre solo i prezzi delle rinnovabili con soluzioni tecniche, sarebbe più efficace attribuire un costo al CO₂ per gli impianti esistenti, aumentando così la competitività delle rinnovabili. Questo può essere realizzato tramite un’imposta sul carbonio o un sistema di scambio dei diritti di emissione.

In definitiva, la transizione energetica coreana non è una battaglia tra rinnovabili e impianti tradizionali, ma richiede una strategia che li integri armoniosamente. Si tratta di un approccio orientato alla sostenibilità a medio-lungo termine, superiore agli obiettivi di breve periodo. Il governo, il settore privato e le istituzioni di ricerca devono collaborare per riprendere in uso l’infrastruttura esistente e integrare le nuove tecnologie, aprendo la strada a un’era della transizione energetica 2.0.

In ultima analisi, la transizione energetica non è semplicemente un cambio tecnologico, ma richiede una trasformazione complessa che coinvolge strutture giuridiche, economiche e sociali.

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